L'Era del Diritto & l'Ora della Cinghia
Gli italiani hanno una memoria storica limitata. Questo assunto, sicuramente vero, lo si potrebbe estendere in linea generale. Siamo infatti l'unico paese in Europa, se non del mondo, dove un politico può permettersi di fare dichiarazioni puntualmente smentite poco dopo, senza pagarne le debite conseguenze.
Esempio lampante la recente manovra finanziaria.
Molti quotidiani italiani hanno infatti riportato nei primi giorni di aprile le dichiarazioni del ministro Tremonti, volte a smentire le numerosi voci di corridoio che sussurravano con impudicizia un presunto intervento correttivo alla finanziaria già varata, al fine di un ulteriore recupero di liquidità per le casse dello stato. Passato poco più di un mese ecco la puntuale realtà: interventi per "generare" almeno 12 miliardi di Euro, attraverso tagli generalizzati, riduzioni degli sprechi, incremento degli introiti.
Certo: nel frattempo c'è stato l'acuirsi della crisi greca, sfociato nell'intervento salvagente della comunità europea, a cui anche l'Italia ha dovuto necessariamente contribuire. Insomma: abbiamo potuto e dovuto toccare con mano l'ormai non più celabile persistenza della crisi, fino a poco tempo fa così tanto rifuggita, ovviamente solo a parole e mai con i fatti.
Così i nostri cari governanti si sono dovuti rassegnare alla necessità di operare più o meno disordinatamente, per recuperare ingenti somme di denaro contante, ovviamente a discapito di "tutti".
Difficile entrare nel dettaglio di nessi e connessi a tutti gli interventi proposti, anche solo averne vagamente la capacità sarebbe pretestuoso. Meglio fare il nostro umile dovere con un po' di opinionismo spicciolo.
Quindi chi se ne frega di disquisire del turnover nella pubblica amministrazione (sospeso fino al 2013), del blocco di nuovi contratti per il pubblico impiego (fino al 2012), del congelamento degli stipendi per quelli già esistenti (almeno per 2 anni), dell'introduzione di nuovi pedaggi per le strade a scorrimento veloce ora gratuite e dell'innalzamento dei tributi già richiesti (fino al 25%), della riduzione dei rimborsi elettorali per i partiti (proposta per un -50%, poi ridimensionata nel sollievo generale ad un -10%), della ancora incerta e contrastatissima abolizione delle province meno popolose (abolirle tutte sarebbe stata ovviamente una ragionevole utopia), dell'atroce condono per l'abusivismo edilizio delle case "fantasma" (che si protrarrà fino a dicembre 2010, del tipo: se dovete tirare su una palazzina abusiva iniziate ora!), e di tante altre piccole e grandi amenità. A noi interessa soprattutto sproloquiare.
Detto fatto: in questo senso non si capisce come mai, per noi che stiamo dall'altra parte della barricata, questa sana tiratina di cinghia appaia così tanto ingiusta e ingiustificata. Dovrebbe a questo punto apparire invece chiaro come si sia vissuto per lungo tempo al di sopra delle possibilità reali di questo barbaro capitalismo, sempre pronto a gonfiare le nostre tasche (dove per "nostre" si intendono quelle di noi abitanti d'occidente), a discapito di quelle delle popolazioni di altre parti del mondo.
In questo contesto, riferendosi ai più recenti fatti in corso, è doveroso integrare il discorso con la situazione in divenire dello stabilimento FIAT di Pomigliano. Da una parte non possiamo trascurare l'assoluta novità di un approccio in antitesi con la situazione industriale diffusa: l'amministratore delegato gold level a ventiquattro carati, Sergio Marchionne, ha proposto di riportare la produzione della Panda dalla Polonia, dov'è attualmente dislocata, in Italia, con un investimento di oltre 700 milioni di Euro. Dall'altra dobbiamo ricordare che lo stabilimento di Pomigliano, il prescelto per il piano ambizioso, risulta essere il peggiore della storia dell'automobile, quello dove notoriamente vige una situazione di scarsa attenzione per il lavoro (definiamo così quanto riportano le cronache: il più basso tasso di produttività, il più alto di assenteismo, in particolare il venerdì e in concomitanza delle partite del Napoli Calcio - fino al 25% - o delle elezioni - quando molti, anche quasi la metà, hanno spesso preferito fare i rappresentanti di lista che gli operai in catena - il record di invalidi - veri o fittizi non sta a noi dirlo - il primato di difetti sul prodotto e di sabotaggi voluti - culminati con la leggenda metropolitana di un Alfa 159 prodotta con i sedili anteriori di colore diverso - addirittura racconti di spaccio di droga diffuso e consolidato in fabbrica).
Nel mezzo il prezzo da pagare: la sottoscrizione di un accordo articolato per punti lapidari, che infrangerebbero di fatto una buona parte delle conquiste sindacali degli ultimi decenni.
Anche questa volta analizzare esaustivamente i dettagli è arduo, quindi perlomeno elenchiamo i punti salienti per poi tirare le somme: utilizzo degli impianti produttivi per 24 ore al giorno e ridefinizione della turnazione (3 turni giornalieri di 8 ore ciascuno e settimane alternativamente di 6 e 4 giorni lavorativi), considerevole aumento del monte straordinari (da 40 a 120 annuali, che l'azienda potrebbe richiedere con preavviso di 4 giorni), ridimensionamento della pausa pranzo (attualmente spendibile dalle 10.30 alle 13, proposta di mezz'ora solo alla fine di ogni turno), riduzione delle pause sulle linee (da 40 a 30 minuti), giro di vite sull'assenteismo (in caso di assenze molto superiori alla media l'azienda non pagherebbe l'indennità di malattia, per gli operai che decidessero di fare i rappresentanti di lista non riceverebbero paga per quei giorni), abolizione di importanti voci retributive (per i nuovi assunti da gennaio 2011 inclusione in un "superminimo individuale non assorbilile" fissato di indennità di linea, premi mansione e premi speciali).
E' chiaro che sul piatto della bilancia ci sono molte cose, forse troppe per essere accettate serenamente, e un giudizio oggettivo è arduo, soprattutto da parte di chi la linea di montaggio l'ha vista al massimo in un capolavoro del cinema italiano come "La classe operaia va in paradiso". Il rischio maggiore potrebbe essere vedere utilizzato il caso di Pomigliano come precedente per estendere queste condizioni in altri stabilimenti FIAT e non solo. Rimane il fatto che l'alternativa quasi sicuramente sarebbe la chiusura dell'impianto. E chiedere ad un operaio di esprimersi liberamente sull'accettazione dell'accordo, se l'alternativa è perdere il posto, sembra, più che una scelta, un bieco ricatto.
In ogni caso, con un po' di sano realismo retro, sia sulla questione "finanziaria" che su quella "industriale", ci dovremmo primariamente accorgere che la condizione economica goduta da noi comuni lavoratori fino ad ora sia sicuramente migliore di quella che avremmo dovuto accettare in un sistema economico più equo. Per dirla semplicemente e in breve: un operaio dell'Unione Sovietica negli anni '70 sicuramente viveva in condizioni inferiori al parigrado italiano dei nostri anni anni zero, garanzie sindacali comprese. Turni massacranti, corsa alla produzione sfrenata, niente nuova macchina di tanto in tanto, niente televisore ultrapiatto, niente abitini pseudo-firmati per il pargolo adolescente, niente vacanze in riviera.
Di conseguenza, se quello che ci aspetta dovesse davvero essere un periodo buio, critico per i conti delle famiglie italiane, drammatico per le possibilità d'impiego dei giovani patrioti, duro per le condizioni lavorative degli operai, con un salto produttivo di almeno vent'anni indietro, con stipendi più striminziti e potere di acquisto nettamente inferiore, dovremmo solo "gioire".
Da un lato perché finalmente vedremmo venire alla luce l'insostenibilità dell'economia iniqua che tanto critichiamo, senza che nessuno possa mascherarne l'esistenza agli occhi delle masse; in secondo luogo perché potremmo trovarci davvero nella condizione mentale di rivivere l'arte dell'arrangiarsi, con tutte le positive conseguenze generazionali e sociali che ne scaturiscono: meno figli di papà e più consumo sostenibile.
Forza compagni quindi, non disperate: se non è col vetusto burro naturale, sarà con la moderna vaselina sintetica che potremo lubrificare i nostri culi già non più vergini.
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